The Daily Puppy

martedì 26 luglio 2011

Quel fatidico pomeriggio di fine inverno...

Ehilà! Come state? Come promesso il titolo è questo... è molto lungo questa volta, questo perchè è la scena portante dell'intera storia. Spero che apprezzerete questo lato della personalità di Nay'ar... io lo adoro ^.^

Indignato mi diressi verso l’ultimo campo d’allenamento: quello dei combattenti. ‘Magari trovo Nay’ar…’ pensai, ‘Magari è tornata…’ cominciai a camminare sempre più velocemente fino a correre in preda all’impazienza ma, visto l’andazzo, avrei dovuto immaginare cosa mi aspettava…
“FEMMINUCCE!!” risuonò una voce che riconobbi subito: quella del professore che ci aveva liquidati con una sola parola al nostro primo arrivo all’Accademia, cioè quando si era rotta l’ala… chissà come stava, chissà se era per quello che non poteva essere presente alla cerimonia… quella voce mi riscosse nuovamente dai miei pensieri:
“C’E’ CHI LO FA CON LE ALI ROTTE E VOI NON CI RIUSCITE CON UNA MANO LEGATA DIETRO LA SCHIENA?” ma doveva per forza urlare quel tipo? Era così vitale?
“Ehm, signore?”
“Sì, Ulrich?”
“Tsubasa, signore, è un caso particolare…” n’altra volta…
“Ulrich?”
“Signore?”
“Comincia a correre” non lo disse con cattiveria ma c’era qualcosa nel suo sorrisetto satanico, che non ammetteva repliche.
“Si, signore”
“E VOI ALTRI RAMMOLLITI!! SE NON VOLETE FARE LA STESSA FINE, CONTINUATE FINCHE’ NON VI ESCE SANGUE DALLE MANI!!”
E a quanto pareva la giornata dei prodigi continuava… ma la domanda più importante era: chi erano ‘sti 5? Il mistero si infittiva e io non ero mai stato bravo con i misteri…
Sconfitto mi diressi verso la fontana, per piangermi addosso. Cavolo, avevo perso più autostima in quell’ora e mezza che in tutti gli anni passati con Kei!
“Fratello, secondo me Tsubasa-sempai è meglio di Lent-sempai!” disse qualcuno poco lontano da me,
“Ma non li puoi paragonare ti dico! Una combattente e un chierico non li puoi mettere assieme! E poi ti dico che Kagurazawa-sama è meglio, anche rispetto a Keber-sama!” rispose qualcun altro. Rizzai le orecchie e gli occhi per capire da dove venisse il discorso,
“Ragazzi, sbagliate tutto. È palese che è Li-sama ad essere il migliore dei 5!” individuai la fonte in un gruppo di nani che stava discutendo a pochi passi da me. Dalle loro parole questi 5 (e non vedevo l’ora di andare a dormire per non sentirne più parlare…) erano delle specie di celebrità o roba del genere. Volevo saperne di più così li approcciai:
“Scusatemi, sono arrivato oggi dalle Sabbie Ardenti e non faccio che sentire parlare di questi <5>… ma chi sono? Celebrità?” mi guardarono per qualche secondo e poi mi risposero concitati:
“Oh no! Assolutamente no! Odiano dare nell’occhio! Siamo noi che li ammiriamo moltissimo! Nessuno capisce quanto siano grandi ma noi sì… non rispondono alle provocazioni, sono gentili e disponibili e non litigano mai! Senza contare che ci hanno salvati tut…”
“Zitto idiota!” lo interruppe un altro
“Che c’è? Che ho detto?”non capivo a cosa si riferissero ma per il momento non mi interessava, avevo altro per la testa:
“Ehm… potreste indicarmeli? Non credo di averli mai visti, o forse sì ma ignoravo che fossero proprio loro!” certo sarebbe stata una scena più da film che da vita vera, ma questo non lo dissi. Mi risposero raggianti.
“Certo, certamente! Vieni con noi! Li abbiamo visti prima!”
“Ed erano senza divisa! Rara visione…”
“… di solito la portano…”
“… anche nelle ore libere!” si finivano le frasi a vicenda? No. Non potevo reggere ad una cosa del genere! Mi portarono in piazza e si misero in cerca:
“Non ti preoccupare, li troviamo subito…”
“… ma cos’è ‘sta calca di femmine alla fontana?”
“Manco ci fossero prosciutti e birra in saldo!” brutto presentimento… ‘Questa è una di quelle giornatacce…’ pensai
‘Davvero? Io la trovo stupenda… il sole splende, la fontana che mitiga il calore…’
‘… ragazze ovunque…’ terminai per lui. Già il mio sesto senso non sbagliava mai.
‘Te l’ho già detto che ti apprezzo tanto per capirmi senza leggermi nel pensiero? Comunque ora scusami, mi aspettano… miao!’ disgustoso.
In quel momento mi sentii tirare la manica:
“Ohi amico! Eccoli, eccoli! Si avvicinano alla folla!” seguii le dita dei nani, alzai lo sguardo e rimasi di sasso: ricordavo bene quei capelli rossi, e quella pelle, il suo nome mi uscì dalle labbra, inconsciamente: “Nay’ar…”
“Oooh, conosci Tsubasa-sempai allora! Ci avevi detto di non averli mai visti!” risposi ancora incredulo,
“Scusate, non pensavo di averli già visti…”.
Che bello quando il mondo ti cade rovinosamente addosso. I 5 erano la mia Nay’ar e il suo gruppo… eheh, stavo impazzendo… non c’erano dubbi. Mi soffermai a guardarli meglio. Perché avevano la faccia curiosa? No, non può, non DEVE vedere Keichi. Non lei! Perché? No. Aprì le ali candide (già guarite? Un miracolo?) e prese una ragazza,
“Tsubasa-sama è un genio! Piuttosto che sgomitare tra la folla ci vola sopra portando una persona per volta così vedono tutti che succede! Lo dicevo io che era la migliore!” fece avanti e indietro 3 volte e ogni volta sembrava sempre lei, non una sua fan… poi toccò a quello che avevo visto con lei nella Sfera:
“Li-sempai è troppo forte! Guarda come si mette! Nooo, perché ridono? Voglio saperlo anche io!!” già, perché ridevano? E perché lei sembrava apatica? Tutto mi aspettavo tranne quella reazione… ‘Guarda qua, amico mio’ mi disse Keichi con pensieri spavaldi, questo mi preoccupava… sempre.
‘No Keichi, aspetta cosa vuoi fare?’
‘Tu limitati a guardare’ era questo che mi preoccupava… lo vidi levitare infrangendo ogni mia piccola e fragile speranza, non erano molte in realtà ma erano pur sempre qualcosa… Dunque, lo vidi levitare con faccia interrogativa fino all’altezza degli occhi di Li che, aprendoli, se lo ritrovò a sorpresa davanti e comiciò a divincolarsi:
“No, aspetta Sha!! No, calmo! Fermati! Ah!!” e caddero a terra. Mi mossi istintivamente verso di lei per aiutarla ma era già circondata dai suoi amici e anche Li si era alzato per aiutarla. Mi sentivo così… inutile. Vidi Keichi atterrare aggraziato, prima un piede, poi l’altro, sempre incuriosito ‘Eheh, poverina, si sarà fatta male?’
‘Smettila Kei! Dove vuoi andare a parare?’
‘Vedrai… forse’ mi rispose, poi si rivolse alle oche che stavano ridacchiando della caduta di Nay’ar:
“Gattine, vi prego, non ridete della caduta di una micetta, è scortese” lo disse mieloso… da far cariare i denti…
Lei intanto si era alzata a sedere e si toccava la testa, mi avvicinai per sentire ciò che dicevano: era grave? Si era fatta male?
“Sha, dannazione! Non ti agitare così! Ahia, mi è venuto un bernoccolo!” le rispose contrito
“Scusa è che mi sono preso male! Non me l’aspettavo!!” sospirai di sollievo, Keichi si avvicinò:
“Sono desolato, sei ferita?” oh, no eccolo che cominciava… ora non ci sarebbero davvero state chance per me, mai nella vita… continuai a seguire la scena, mio malgrado.
Nay’ar aveva lo sguardo perso… non capiva cosa volesse? Non lo saprò mai. Li si girò verso di lui e lo squadrò scettico:
“Chi sei, cosa vuoi da Nay’ar?” le si parò davanti, lo sguardo le tornò vigile e solo io vidi che sbatté un paio di volte le palpebre e scosse impercettibilmente la testa. Guardai di nuovo Li e Kei che, sorridendo amabilmente, gli stava rispondendo:
“E’ rude chiedere il nome di qualcuno senza prima essersi presentati, non lo sapevi?” acido, ecco cosa mi ricordava la sua voce. In sei anni non l’avevo mai sentito così ostile:
“CHE COSA? ADESSO IO TI…”
“Shaoran! Non ne vale la pena, ti ringrazio fratellino ma, dato che stava parlando con me, posso parlarci io?” gli disse conciliante
“Ma, Nay’ar…”
“Per favore Sha.” Ecco come si chiamava… Shaoran. Me ne ero completamente dimenticato.
Shaoran sconfitto le porse la mano per aiutarla ad alzarsi ma al suo rifiuto si fece da parte e sempre da terra parlò freddamente:
“Tranquillo, non mi sono fatta niente, solo…”
“Sì, mia cara?”
“ti dispiacerebbe non intasare la piazza con il tuo serraglio… il tuo nome?”
“Keichi, piacere dolcezza. Ti dà fastidio per caso… il TUO nome?”
“Nay’ar Tsubasa, il mio piacere nel conoscerti è nullo. Credimi. Detto questo, il tuo harem in visita non dà fastidio a me ma limita il passaggio. Capisco che tu non lo possa sapere essendo nuovo di qui, ma ci sono delle regole a cui ANCHE TU devi sottostare. Se poi non vuoi, padrone di fare ciò che vuoi e libero di subirne le conseguenze. Solo non dire che non ne eri a conoscenza.” Disse alzandosi in modo fluido, poi terminò
“Un’ultima cosa: non sono una ‘micetta’ e non chiamarmi ‘dolcezza’. Gokigenyou.” aprì le ali, le sbatté un paio di volte ritrovandosi sospesa a mezz’aria. Stava per andare via ma poi si fermò come se le fosse venuto in mente qualcosa, tornò indietro, gli mise un dito sulle labbra e gli disse con un misto di freddezza e odio:
“E soprattutto: non sono ‘la tua cara’ chiaro?” fece finta di darsi la spinta col dito, si allontanò, si scambiò un’occhiata complice con i suoi amici e se ne andò a velocità impensabile. Loro tentavano di trattenere le risate, fallendo miseramente, mentre la voce di Keichi mi risuonò nella mente, sconvolta: ‘Aral, amico, l’hai visto anche tu?’ gli risposi con un sorriso sulle labbra ‘Ho visto tutto: ti ha appena scaricato con tutti i crismi’.


Che ve ne pare? Adoro questa scena.... voi no? Commentate commentate commentate!!!!!!! Voglio sapere tutto ciò che pensate della mia scena migliore!! Ed ecco altri termini giapponesi!!!
Gokigenyou: significa letteralmente 'Buonagiornata' ed è usato nei confronti di qualcuno da cui si vogliono tenere le distanze. Nay'ar in questo frangente vuole sottolineare la distanza che separa lei e Keichi e renderla il più marcata possibile ^-^
Spero di essere stata abbastanza chiara...
Al prossimo post!
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 22 luglio 2011

La giornataccia...

Ehilà!! Come vi va? Spero bene. Come promesso ecco il post con Aral protagonista. Sono certa che prima o poi assumerò un correttore di bozze... comunque, by the way, tonikaku (che vogliono dire la stessa cosa ma fa fine e non impegna) a tutti capitano le così dette 'giornate no' vero? I personaggi di una storia non sono mica diversi! O forse.... si?? Voi che ne pensate?

Le lezioni finivano troppo presto secondo la mia modesta opinione in quest’accademia, ma se erano finite, io non potevo farci proprio un bel niente, pensai mentre migravamo in cortile.
“Sono d’accordo. Sono chiari e sintetici non come quelle ca…”
“Oh! Il grande Keichi che parla! Raro evento! Andiamo in caffetteria? Offro io…”
“Scusa Aral, delle ragazze mi hanno chiesto…”
“Di uscire con loro – terminai per lui – e non puoi certo dire di no a quelle gattine!” il suo viso si illuminò, misto di compiacimento e divertimento,
“Aral. Tu sì che mi capisci anche senza leggermi nel pensiero! Ci vediamo per cena.”
‘Sempre se non mi dai buca…’ pensai acido.
Rimasto solo pensai di esplorare i dintorni dell’Accademia per passare il tempo ed ambientarmi. Passai per la Sala d’allenamento: la Sfera era vuota e un docente che non avevo mai visto, stava spiegando in maniera concitata, per quella che doveva essere l’ennesima volta, un esercizio di arti marziali per me incomprensibile a dei ragazzi del secondo,
“Forza ragazzi!! Un po’ di brio! Un mio allievo eseguiva questi esercizi senza problemi al primo!”
“Ma signore! Li è un caso a parte!!” dissero in coro… evidentemente erano abituati a ricevere tali precisazioni. Lui risposte con un candore disarmante:
“Niente ma e fate. L’unico modo per riuscire è lavorare duramente! Ah, Li. Quel gran ragazzo! Dovreste prendere esempio piuttosto!”
Perplesso mi diressi al laboratorio di magia. Quello era il mio campo ed ero sicuro di capirci molto di più.
Al mio arrivo vidi una professoressa austera con gli occhiali che sospirava dopo aver constatato che dei miei sempai non riuscivano ad eseguire con successo una magia chiamata simulacro al 60%. Anche io riuscivo ad eseguirla, benché solo al 40%. Essa consisteva nell’imbrigliare la propria energia magica e darle forma, a propria immagine e somiglianza, con una percentuale variabile delle abilità del mago.
“Forza ragazzi, il 60, non il 50… come ve lo devo dire? C’è chi ci riesce al 75% ed è più giovane di voi! Non vorrete sfigurare! E voi con quegli insetti! Devono proteggervi, non esservi d’intralcio! C’è chi ci è riuscito in seconda! Più grandi, più controllo!” sospirò, delusa.
“Professoressa! Kagurazawa e Lent sono casi particolari!” dissero esausti i sempai.
“Quei ragazzi non c’entrano ora. La pigrizia non è una scusa, forza! Ancora una volta.” Replicò gelida. Io ero sconvolto: com’era possibile che qualcuno della mia stessa età riuscisse ad eseguire la mia stessa magia ma quasi al doppio della potenza? E c’era riuscita l’anno scorso? Cioè, mentre io mi ammazzavo di allenamento per raggiungere il mio 40%, costui o costei aveva già raggiunto il 75%? Ma chi erano questi?
Me ne andai da lì indignato e raggiunsi il campo di allenamento degli evocatori. Era grande, all’aria aperta e circondato da una barriera magica molto potente.
Sentii la voce della professoressa che mi aveva appena fatto lezione (Ghenzy o qualcosa del genere), era pacata ma trasudava impazienza:
“Ragazzi, è uno degli spiriti più facili da evocare! Voglio dire è un Curbankle! Siete al secondo, come pensate di passare al terzo con un solo spirito? Ragazzi miei non vi chiedo di presentarvi all’esame di ammissione con 4 spiriti, cosa tra l’altro successa, ma pretendo almeno due spiriti per passare al terzo anno!” c’era decisamente qualcosa che non quadrava…
“Ma prof! Keber è un caso particolare!”
“Non mi sembra di avervi chiesto di essere come lei infatti”. Ma che diavolo era oggi? L’ Anche-se-ci-alleniamo-allo-stremo-non-raggiungeremo-mai-i-casi-particolari day?


Che ve ne pare? Non è tutta la giornata, per quella dovrete aspettare il prossimo post: 'Quel fatidico pomeriggio di fine inverno'!
Al prossimo post! Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 20 luglio 2011

Dal rettore...

Ehilà!! Ciao a tutti! ecco qua un nuovo post di storia. nel prossimo passiamo di nuovo ad Aral e ci sarà da divertirsi! Non succede praticamente nulla in questo post ma se fate attenzione capirete di più il rapporto che ha il pacioso rettore con Nay'ar e Shaoran... detto questo... buona lettura ^-^

Appena posai i piedi sul pavimento di granito della mia stanza, chiesi ad Uno di avvertire il rettore che in 20 minuti io e Shaoran saremmo stati nel suo ufficio per fare rapporto.
“Ah, e avverti anche Sha, per favore”. Posai la clessidra sulla scrivania e cominciai a slegarmi i capelli,
“Nay, vai a farti prima tu la doccia o non arriverai mai!”
“Grazie Tomoyo, ora vado” presi dei vestiti puliti e andai a farmi la doccia.
Uscii dalla stanza 10 minuti dopo con i capelli bagnati raccolti con una pinza, avevo riposto gli stivali e l’armatura nell’anello che mi aveva fornito l’Accademia, e al loro posto c’erano una camicetta bianca, dei jeans e delle scarpe da ginnastica, look informale, insomma. Due colpi leggeri alla porta di Shaoran e Paffir e in men che non si dica mi ritrovai il fratellone accanto, anche lui in ‘borghese’ per così dire:
“Perché io?”
“E io ti dico… Perché no?”
“Nay’ar…”
“Okay, okay. Perché tu mi vuoi bene e dal rettore non ci si può andare da soli. E in più volevo staccare la spina, quindi ecco che la scelta più saggia sei tu. Ti voglio tanto bene fratellone.” mi guardò perplesso
“Certo, certo” disse incamminandosi, faceva il duro ma mi voleva bene, io lo sapevo.
Attraversammo la piazza in silenzio ascoltando lo scroscio della fontana, alcuni ragazzi stavano portando ancora via le sedie e questo fu spunto di conversazione: “Se avessimo organizzato noi la cerimonia sarebbe venuta meglio non credi? Per lo meno avremmo finito di mettere via già da un pezzo…”
“Se avessimo organizzato noi la cerimonia, io avrei molti lividi in meno e molto più fiatone… non so cosa sia peggio…” il bello con Shaoran era che non dovevi sforzarti di parlare. Certo era un po’ impulsivo e suscettibile ma sapeva leggere perfettamente l’atmosfera e, nei momenti giusti, era l’antidepressivo perfetto.
Arrivati al laboratorio di Uno, andammo dritti verso la porta segreta che conduceva all’immenso studio del rettore. Bussai ed attesi. La porta, come di consueto, si capovolse e noi fummo scaraventati all’interno della stanza:
“Ahia!”
“Uhuh, ragazzi! 20 minuti giusti… mi compiaccio uhuh!” mi alzai, tirai fuori la clessidra e gliela porsi:
“L’abbiamo presa signore, ecco il ‘Cuore della Scienza’ è tutto suo” lui contemplò la clessidra per qualche secondo poi la mise insieme alle altre reliquie.
“Signore, posso farle una domanda in tutta franchezza?”
“Entro certi limiti, Li”
“Certo, signore. Le volevo chiedere: perché non cambia porta? Non è piacevole prenderla sempre in testa!”
“Uhuh, mio caro ragazzo, e se cambiassi la porta… dove sarebbe il divertimento?” rimanemmo entrambi interdetti e ci guardammo, perplessi.
“Ora potete andare, stiamo ancora cercando la 4° reliquia quindi avrete del tempo in più questa volta per riposare. Usatelo… o forse no? Comunque sia, vi pregherei di avvertire gli altri 8 che domani alle 11 ci sarà un’assemblea in piazza. Non fate tardi.” Quello che aveva detto mi preoccupava…
“Signore, non era oggi la cerimonia?”
“Sì ma c’è un annuncio che devo fare e volevo che partecipaste tutti!” enigmatico come sempre
“Come vuole signore. Con permesso.” Facemmo un leggero inchino rispettoso e uscimmo dall’ufficio. Poi, ridendo e scherzando della caduta di Sha (e glissando abilmente sulla mia) ci avviammo ai nostri club.


Che ve ne pare? Vi siete accorti di niente? Spero di si! Comunque volevo ringraziare dei commenti che mi lasciate e dirvi che mi impegnerò al massimo per mantenere la cadenza della storia. Ora sto postando così di frequente per riprendere il tempo perduto ma penso che tra un po' tornerò alla cadenza settimanale... vederemo ^-^.
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!

martedì 19 luglio 2011

...Nel mentre...

Ehilà!! Come state? Dopo una torta, un 'altro pezzo di storia, così la fate e poi la mangiate mentre leggete... no?
Come annunciato il punto di vista cambia di nuovo e siamo a Nay'ar, che, se ricordate non c'era durante la cerimonia...

“Stavolta è stata dura, eh ragazzi?” dissi guardando i resti bruciacchiati di un troll.
“Forza Nay’ar, prendi il ‘Cuore della Scienza’!” mi esortò Tomoyo,
“Coraggio sorellina… non avrai mica paura?”
“Certo che no! Solo… perché devo farlo io!?!” ciò che ottenni fu un coro:
“Perché hai perso a morra cinese!”
“Oh, dannazione, avete ragione – poi mi rivolsi al mio gufo – Cleto, ci sono trappole di cui dovrei essere a conoscenza?”, la pucciosa emanazione della mia saggezza si concentrò un attimo e poi:
“No, non credo ce ne siano, voglio dire… guardati intorno!” disse indicando l’infinità di mostri morti che ci eravamo lasciati alle spalle.
“Effettivamente…” constatai prima di girarmi verso il ‘Cuore’
“E così tu sei il ‘Cuore della Scienza’… che carina…”
“Non per fare precisazioni grammaticali in situazioni come questa, ma intendevi carino vero? Sai, IL Cuore è carin-O”
“Eh? Ah, no no, intendevo proprio carina,Liberty, è una clessidra! Eccola qua.”
“E con questa fanno 3 reliquie su 5.”
“La cerimonia sarà finita… chissà se il rettore se l’è presa… spero di no o i nostri voti…”
“Non preoccuparti, Paffir è stato lui a darci l’incarico. Ora andiamo a casa, voglio farmi una di quelle docce infinite e togliermi il sangue di dosso.” dissi mostrando loro la piccola clessidra in alabastro intagliato col supporto in platino. Alla luce delle torce del sotterraneo la polvere al suo interno sembrava fatta di diamanti.
Uscimmo dal tempio facendo il percorso a ritroso e scavalcando cadaveri. Avrei dovuto esserci abituata ma ogni volta le idee di uccidere e di aver ucciso mi disgustavano, eppure non potevo farci nulla. Mi vennero in mente le parole di Atena-sama, la divinità a cui giuravo fedeltà, quando mi parlò attraverso Cleto, l’anno prima: “Questo disgusto è ciò che distingue un giusto da un assassino. Non perdere mai di vista la retta via, e ricorda che a volte la scelta più saggia non è quella più giusta. Ecco perché se il tuo cuore sarà saldo e la tua mente saggia, ritroverai la strada giusta anche se il Fato te ne avrà allontanata. Ricorda.”
Quelli che vedevo sugli antichi pavimenti erano mostri, alcuni nemmeno molto intelligenti, ma lo stesso non riuscii a non intonare un requiem per loro, che riecheggiò nel tempio vuoto come un canone fantasma.
Fuori dal tempio ci aspettavano i nostri sempai che ci accolsero con un sospiro di sollievo, e con l’aiuto di Uno tornammo finalmente alle nostre stanze. Noi 10 e la clessidra.

Una personalità singolare quella di Nay'ar non vi sembra? Ma altrimenti che divertimento c'è? Al prossimo post, con la.... naaaaa, non ve lo dico!!
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

domenica 17 luglio 2011

R&P Cake

Grazie 1000 miliardi per i commenti, ma stacchiamo un po' dalla storia, ecco una torta fresca e cremosa! L'ho fatta l'altro ieri con un mio amico che voleva imparare a fare una torta, e così mi sono inventata questa.
Si tratta di una torta di pasta frolla con crema alla panna e pesche, quindi state attenzione!
LET'S COOK, vi va?

Per la pasta frolla:
125gr burro
250gr farina
100gr zucchero
2 tuorli
scorza di un limone

Per la crema alla panna e pesche:
200ml panna
3 cucchiai di zucchero
2 pesche mature
2 cucchiai zucchero
2 cucchiai di succo di limone
1 pizzico di sale
frutta a piacere per guarnire

Per prima cosa prepariamo la frolla: si usano solo le mani, il loro calore aiuta il burro a sciogliersi.
Uniamo tutte le polveri (zucchero e farina) e la scorza di limone e mescoliamo, poi uniamo il burro e lo incorporiamo bene in modo che se compresso, l'impasto resta unito. infine si aggiungono i tuorli e si impasta fino ad ottenere un composto omogeneo, giallo e sodo.
a questo punto lo si avvolge nella pellicola trasparente e si mette in freezer per il tempo necessario a fare la crema.

Questo tipo di crema è la più semplice di tutte poichè non viene cotta.
Sbucciate le pesche, tagliatele a pezzetti e mettetele in un contenitore alto insieme ai 2 cucchiai di zucchero e limone e frullate il tutto con un frullatore a immersione fino ad ottenere una crema di pesca.
Prendete una ciotola fredda e metteteci la panna che era stata tenuta in frigo (meglio se è quella fresca) e metteteci lo zucchero poi montate con delle fruste elettriche. Quando la vedete cremosa aggiungete il sale (il sale serve a tenerla montata) e terminate di montarla.
A questo punto aggiungete del frullato nella panna e incorporate con il solito cucchiaio di legno, dal basso verso l'alto, assaggiando di tanto in tanto finchè la crema non raggiunge la-fruttosità-giusta-che-volete-voi. Ora mettete in frigo a riposare.

Tirate fuori la frolla e stendetela della grandezza della teglia che volete (compatibilmente con la quantità di frolla) ma dello spessore di un paio di millimetri. Non vi preoccupate se si distrugge nell'impresa, è perfettamente normale ma si può modellare direttamente in teglia dato che ha molto burro ed è malleabile. Consiglio: se la stendete tra due fogli di carta da forno è quasi certo che andrà tutto liscio (poi si toglie la parte di sopra della carta da forno e si mette nella teglia la parte di sotto con la frolla sopra). E' importante che la base abbia i bordi relativamente alti, altrimenti la crema non ci resta dentro.
Sistemata la base la si bucherella e la si inforna a 180° per 15-20 minuti, finchè non diventa di un bel colore dorato. Se durante la cottura si dovessero formare bolle: aprite il forno e bucatele.
Una volta sfornata lasciatela raffreddare per bene e poi metteteci la crema, livellatela e guarnitela con fette della frutta che preferite. Lasciatela in frigo per un paio d'ore e servitela.

Vi assicuro che è molto peggio a dirsi che a farsi e si può fare con tanta frutta diversa, è un dessert fresco e succulento.
Spero vi sia piaciuta, il prossimo post sarà l'avventura...
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!

giovedì 14 luglio 2011

La cerimonia...

Ehilà! Salve a tutti! Eccoci con un nuovo pezzeto di storia! questa volta torniamo ad Aral ma il prossimo vedrà protagonista Nay-chan. Non siete contenti? sembra confusionario ma con uno sguardo d'insieme è piacevole avere più punti di vista, non credete anche voi?

Un nuovo giorno cominciava come tutti gli altri: la sveglia, il rumore di Keichi che finiva di farsi la doccia, il tempo che passa e io che devo alzarmi per farla a mia volta… “e anche in fretta o faremo tardi all’università della tua bella…” mi riscossi, non capivo dove volesse andare a parare:
“La mia cosa?”
“La tua bella. Capelli rossi, pelle viola, rammenti? Com’è che si chiamava? Cominciava per ‘Na’… ‘Narat’, no, ‘Narlar’… no… Na, Na…”
“NAY’AR!” dissi svegliandomi del tutto  e superandolo alla velocità della luce per raggiungere la doccia,
“Sì, sì era proprio questo il nome” disse divertito e poi aggiunse “sappi che abbiamo 10 minuti prima che il bus parta, non farmi fare ritardo il primo giorno”.
Salimmo sull’autobus appena in tempo per evitare la ramanzina. Mi sedetti con una strana eccitazione addosso, ora mi era chiaro: volevo vederla.
Arrivammo con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, altro motivo per cui ero irrequieto, ma ciò non mi impedì di rendermi conto degli enormi cambiamenti che aveva subito l’area del cortile: il portone era stato agghindato a festa e la fontana al centro della piazza aveva lasciato il posto ad un palco maestoso ai cui lati erano posizionate delle sedie, mentre sul davanti erano stati messi dei cartelli indicanti i vari anni di appartenenza. In giro non si vedeva anima viva. Il mio umore si stava afflosciando come un palloncino sgonfio.
Contrariamente a quanto pensassi fu il rettore ad accoglierci, calorosamente come al solito:
“Allora giovanotti e signorine! Uhuh! Come state? L’Accademia delle Sabbie Ardenti prenderà posto sulle sedie alla destra del palco mentre l’Accademia del Cristallo Terso su quelle a sinistra”.
Ci stavamo avvicinando ai relativi posti quando aggiunse pacioso:
“Devo chiedervi scusa, 10 allievi della nostra scuola non potranno presiedere, questa mattina, ma vi assicuro che da oggi pomeriggio saranno presenti”. Un ragazzo del Cristallo fece la domanda che ronzava in testa a tutti:
“Signore, perché ce lo dice?”
“Perché, mio caro ragazzo, mi piace mettere subito le cose in chiaro. Inoltre vi avverto che domani mattina ci sarà un’altra riunione, sempre qui, con le stesse disposizioni di oggi, quindi vi invito a radunarvi qui alle 11 in punto. Uhuh! Andate pure a sedervi ora, miei cari”.
Stando alle informazioni che avevamo, potevamo intuire che le persone mancanti fossero molto importanti. Così importanti da richiedere che noi attendessimo ad una seconda riunione, solo per loro. Tutto ciò mi turbava.
Prendemmo posto mentre un fiume di gente mai vista si riversava ordinatamente davanti al cartello del proprio anno.
Mi ritrovai a cercarla con lo sguardo tra quelli del terzo anno ma non la vidi ‘Sei messo proprio male amico mio…’
“Oh, sta zitto!” sbottai guadagnandomi le occhiatacce di alcuni ragazzi.
‘Ihihih’ sorrise lui.
‘Oh, e piantala! Vedi se la trovi piuttosto! Sei mio amico no? Dovresti essere dalla mia parte!’
‘Certo mio signore, peccato che non ci sia… quindi va da sé che fa parte dei 10, giusto? Interessante…’
Ero molto deluso e passai tutta la cerimonia a fantasticare, ascoltando il rettore solo a metà. Se non c’era, faceva parte dei 10, ma perché i 10 non c’erano? Cosa impediva loro di esserci? Cosa li teneva lontani? ‘Vorrei saperlo anche io sai? Certo che ne hai scelta una bella problematica…’
‘Kei! La vuoi finire di entrare nella mia testa quando ti pare?’
‘No. È troppo divertente, rassegnati!’ la sua voce nella mia testa stava ridendo, benché la sua espressione fosse impassibile.
“E quindi vi auguro un buon soggiorno ed un buono studio qui alla nostra Accademia! Uhuh!”
Seguì un coro di applausi e poi, su incoraggiamento del rettore ci mescolammo agli altri per socializzare. Dopo appena un paio di minuti, dagli accessori che ci erano stati consegnati (anelli, cappe, spade e tirapugni) uscì un messaggio recante il numero della classe, i corsi che avremmo seguito e l’ordine di recarcisi immediatamente.
Mi girai verso Keichi per chiedergli del suo programma
“Senti Kei…” ma mi fermai, lo vidi accerchiato, circondato da ragazze adulanti… avrei dovuto immaginarlo… ‘Scusa Aral, ci vediamo in classe ok?’
‘Certo, Kei… ci vediamo dopo’ pensai sconsolato mentre mi allontanavo da solo verso l’edificio giusto. Da lì avrei poi chiesto a qualcuno informazioni più precise, ma ovviamente a lui non serviva:
“Qualcuna di voi gattine sarebbe così gentile da mostrarmi la strada?” disse sdolcinato
“Io, io scegli me!!!” risposero alcune,
“No, no, me!” risposero altre,
“IO, IO!!!” gridò un gruppo di voci infatuate.
Dannato psionico… ‘Guarda che ti ho sentito!’


Bhè, non c'è molto da spiegare, solo una scenetta per conoscerli sempre meglio. Allora, la prossima sarà di Nay'ar... non vi incuriosisce neanche un po'? Io spero di si... C'è ancora molta strada da fare ma ci arriveremo (alla fine intendo) ^_^. Al prossimo post.
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

venerdì 8 luglio 2011

Bende e fratellanza...

CIAO A TUTTI!! Vi sono mancata? Voi sì un sacchissimo! ora che non devo più pensare agli esami (dato che li ho superati YEY!! XD) posso ridedicarmi al blog e a voi. E quindi ecco la fine della scena dell'ultima volta... vi ricordate? Nay'ar stava uscendo dall'infermeria ecc. ecc. e quindi eccoci qui:

Uscii dalla stanza e mi guardai intorno, vidi Shaoran che, stremato, mi veniva incontro con fare preoccupato. Quando mi vide si rasserenò e rallentò.
Lo raggiunsi:
“Ehi fratellone! Come va? Ti vedo stanco! Hai corso fino ad ora?”
“Già… e… tu… come stai?” disse cercando di riprendere fiato.
“Meglio di te ora, questo è certo… mi aiuti a togliere la benda? Mi sento un impedita!” gli dissi indicando l’ala.
“Solo un attimo… fammi riprendere… per favore.”
“Ooook…” dissi, e mi sedetti in mezzo al corridoio deserto con le gambe incrociate mentre aspettavo che lui, che tratteneva una risata per il mio raro comportamento infantile, si riprendesse. Per ingannare l’attesa cominciai a lisciarmi le penne dell’ala buona: erano lunghe, candide, resistenti, impossibili da staccare…
“Okay, liberiamoti quest’ala” disse e gentilmente cominciò a slegare ed arrotolare le bende, in modo lento e ritmico. Era piacevole prendersi una pausa ogni tanto.
“Hai le mani stranamente delicate per essere un mistico!”
“Gne,gne!” mi schernì, punto sul vivo, “Guarda che non sono mica una bestia, sorellina, so sbendare un arto! – poi tornò serio – Mi hai fatto prendere un colpo lo sai? Cavolo… hai sempre avuto un’ala rossa? Ah no è sangue… dovresti lavarla!”
“Quale distacco nella voce… non è normale parlare così freddamente di ciò che hai visto!”
“Il fatto è, sorellina, che dopo un certo periodo passato con te, non mi stupisco più di nulla!”
“Oh ma davvero? Se la pensi così… vado al club, le ali le lavo stasera, basta riassorbirle e andrà tutto bene. Ci vediamo alle lezioni pomeridiane, tu riposati, che sei uno straccio…” lo salutai e sgranchii l’ala: ora riuscivo a muoverla agevolmente, anche se la sentivo rigida. Poco male, entro il giorno dopo sarebbe stato tutto a posto. Con questo pensiero, e un motivetto alla Robin Hood, in testa,andai a fare lezione.


Certo è poco, però prometto che i prossimi saranno più corposi e pieni di parti divertenti. dal prossimo infatti si cambia di nuovo punto di vista! Eeeeeh già, torniamo a seguire il piccolo Aral... spero vi piaccia... al prossimo post! Ciaaaaaaaaaaaaooooooooooooo
P.s.: i mistici sono i combattenti a mani nude... quelli che usano le arti marziali per intenderci... ma forse l'avevo già detto ^_^''